Paolo Levi è un critico d’arte, giornalista, saggista, curatore di eventi italiani ed internazionali.

Dopo il capitolo “Bucoliche”, siamo passati adesso al progetto GEORGICHE. 

L’intento è quello di analizzare e compiere un analogo lavoro sui sentimenti presenti all’interno delle “Georgiche”. 

Composte da 4 Libri, hanno un potere comunicativo molto forte; noi abbiamo per così dire estratto ed estrapolato un Sentimento predominante che vorremmo indagare, ovvero la NOSTALGIA

Publio Virgilio Marone scrisse le Georgiche fra il 37 e il 30, subito dopo le Bucoliche;

Virgilio entrò in rapporto diretto con l’imperatore Augusto, uomo sensibile alla cultura filosofica e letteraria, ed ebbe occasione di entrare in contatto con diversi intellettuali della capitale, Roma. A Mecenate, stretto collaboratore di Augusto, Virgilio dedicò le Georgiche, un poema in quattro libri, permeato di raffinata cultura sia greca che latina. L’interesse di Augusto era quello di favorire il ritorno alla terra ed alla rinascita dell’agricoltura, prostrata dai lunghi anni delle guerre civili. Questo tipo di pensiero venne certamente preso in considerazione da Virgilio, soprattutto perché l’argomento era consono alla sensibilità ed all’inclinazione del poeta stesso.

I quattro libri delle Georgiche sono così suddivisi:

PRIMO LIBRO

Dedicato ai lavori campestri. Si apre con l’ inizio della primavera, quindi un alito di rinascita alla vita. Vengono invocate le divinità protettrici dell’agricoltura, e Virgilio impartisce alle umili genti dei campi consigli sul modo per meglio coltivare i campi.

 

SECONDO LIBRO

Il tema fondamentale di questo libro consiste nella trattazione delle diverse specie di alberi, ed in particolar modo della coltivazione delle due piante italiche per eccellenza, la vite e l’ulivo. Qui Virgilio sublima la vita agreste in una visione religiosa e ci mostra l’aspetto rasserenante della natura, madre benevola e fonte di pace e benessere.

 

TERZO LIBRO

Né meno degli alberi importa a Virgilio il bestiame, la cui vita è descritta nel terzo libro con immensa tenerezza e commozione.

La vita degli animali è scandita dall’alternarsi del bene con il male: la riproduzione e l’allevamento, le lotte furiose dei maschi per il possesso delle femmine, ed infine la morte che incombe, facendo strage con le epidemie. Ineluttabilità dunque della forza di Venere, che rende schiavi gli animali ed incapaci di dominarsi, e al contempo violenza della malattia e della morte.

 

QUARTO LIBRO

Esso è dedicato alla coltura delle api. Virgilio descrive la vita delle api, il lavoro, la devozione alla regina, la cura per la conservazione della specie, la loro organizzazione è così perfetta da far veramente credere che in esse vi sia una qualche scintilla divina.

L’ispirazione poetica di Virgilio attingeva soprattutto alla sua esperienza personale della campagna padana e di tutta la penisola italica e ad una fortissima tensione stilistica. In questo senso le Georgiche vengono considerate il poema più altamente ispirato e stilisticamente elaborato giunto a noi dall’antica Roma.

Significativa è la posizione di Virgilio sul lavoro umano, che egli esalta come atto profondamente morale, come qualcosa di nobile all’interno delle vite di ognuno.

 

SENTIMENTI

Nel PRIMO LIBRO quando Virgilio spiega ai mezzadri come usare strumenti agricoli come l’aratro il rastrello ed altri utensili, descrivendoli con precisione tecnica, si percepisce subito un senso di FORZA fisica, necessaria per utilizzarli e la grave fatica che costa all’uomo il lavoro nei campi.

Nel SECONDO LIBRO Virgilio con perizia tecnica parla della riproduzione delle piante e dei suoi vari modi. Egli descrive le diverse qualità del terreno e a spiegare le stagioni nelle quali è più opportuno piantare determinati alberi. Questo tono didascalico richiama fortemente al sentimento della CONOSCENZA.

TERZO LIBRO

Virgilio, parlando dell’allevamento dei vitelli e dei puledri, afferma l’inutilità della cura di essi, se l’allevatore non pone passione ed AMORE.

QUARTO LIBRO

Parlando di apicoltura, Virgilio rimane impressionato dall’organizzazione perfetta dell’alveare e della devozione e FEDELTA’ verso l’ape regina.

Nostalgia

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