AUTO PART (46)

AUTO PART (46)

artista: 

anno
tecnica: Acrilico su tela

dimensioni: 

200 × 130 cm

Artista faentino, da tempo trapiantato nella bassa Toscana è l’antipersonaggio per eccellenza. Pittore, ceramista-scultore di vaglia, si esprime con un linguaggio ingenuo, fiabesco, e sostanzialmente fantastico, con venature alchemico-esoteriche. Il fatto di essere nato (nel 1952) a Faenza, terra d’eccellenza per la ceramica, e di aver “respirato” negli anni di formazione, i fermenti rivitalizzanti generati dall’influenza della Pop Art sui giovani artisti di quell’epoca, ha evidenziato, in Montuschi, due linee espressive complementari e formalmente diverse. Partecipa a numerose mostre nell’arco degli anni Ottanta: a Faenza, Firenze, Arezzo, Verona, Bologna, Bergamo, Torino, Bassano, in Svezia e a Zagabria. Nel decennio successivo, inizia la collaborazione con la Kens’Art di Firenze, poi vengono le rassegne “The Art of living” a New York e “Scarperentola” itinerante a Milano, Londra e New York; e la personale al museo della ceramica di Saint Emillion (Bordeaux). Partecipa anche a diverse edizioni dell’expo arte di Bari, Montichiari e Padova, all’ArteFiera di Bologna, all’EuropArt di Ginevra, al festival di Spoleto. Numerose le personali a Roma nei primi anni del 2000, poi a Perugia, Firenze (galleria Immaginaria), Prato, Milano, mentre si intensificano le presenze in fiera: Vicenza Arte, Expo di Bari, e Genova, Fiera internazionale dell’arte a Innsbruck, West Lake Expo in Cina. Viene invitato alla 51′ biennale di Venezia, Padiglione Istituto Latino Americano.

Di lui hanno scritto: Marcello Venturoli, Claudio Spadoni, Giuliano Serafini, Angelo Dragone, Massimo Duranti, Francesco Gallo, Emidio de Albentiis, Robertomaria Siena, Pier Paolo Castellucci, Nicola Nuti, Susanna Ragionieri, Michele Loffredo, Giorgio Bertozzi, Rino Cardone,  Nicoletta Zanella,  Alan Querre, Jeanne Rossi Lecerf,  C.Grante, , Ivan Teobaldelli , Elisabetta Mastrocola,  Rita Olivieri, Cristina Vignoli, Giorgio Borio, Gianni Milani, , Eugenio Giannì, Marco salvi, Mario Rotta, Roberta Fiorini, Francesca Ancona, Alessandra Angelucci, Francesco Giulio Farachi, MariaPia Cappello, Marco Botti, Cristina Palmieri.

Approfondendo un attimo la poetica di Montuschi, occorre partire dalla traccia che lo stesso artista ha più volte indicato: il riferimento a un testo di Jorge Luis Borges, epilogo dall’ Artefice. Vale la pena riportarlo di nuovo:

“Un uomo si propone il compito di disegnare il mondo. Trascorrendo gli anni, popola uno spazio con immagini di province, di regni, di montagne, di baie, di navi, d’isole, di pesci, di dimore, di strumenti, di astri, di cavalli e di persone. Poco prima di morire, scopre che quel paziente labirinto di linee traccia l’immagine del suo volto”. Colpisce il concetto dell’identificazione fra l’uomo, la natura, l’ambiente e tutto il visibile con se stesso. Ebbene, Montuschi disegna da anni il suo mondo che è collocato oltre il visibile, con una presenza (e quella dei suoi simili) senza volto che si aggira in costruiti paesaggi che popola appunto di brani di natura collocati alla rinfusa, aggrappati, affioranti dal nulla, decoranti, non decorativi, deformati…. (estratto da un testo di Massimo Duranti)

Descrizione

La tua arte indaga in profondità il mondo dell’illustrazione, dei media, del fumetto, della comunicazione, del cinema e della tv. A rimanerne fuori, paradossalmente, sembra proprio la pittura. Perché? E’ solo un’impressione?

Si è vero, il mio lavoro rispecchia l’amore per il mondo dell’illustrazione -soprattutto americana- e dei fumetti. Iniziai a interessarmene negli anni ’60 con le collezioni Spada, Flash Gordon, Mandrake, l’Uomo mascherato, poi il Principe Valiant, le avventure del quasi omonimo Michel Vaillant asso del volante… Ma divoravo di tutto: il nostro Nembo Kid alias Superman, Topolino. E nel frattempo ho indagato il mondo della comunicazione fin dai tempi di Carosello e il grande cinema americano a partire dai classici degli anni ‘30. La pittura ne rimane fuori, in parte, nel senso che ho sempre affermato che molti della mia età si sono formati soprattutto sul mondo dell’illustrazione, dalle fantastiche copertine dei dischi “di importazione” dove primeggiavano grandi illustratori, primo tra tutti Roger Dean che disegnò quasi tutti gli album degli Yes. La copertina è stata una forma di espressione di artisti e quindi essa stessa è una espressione dell’arte. Molti generi musicali erano ben definiti, oltre che dai canoni sonori, anche dalle immagini, disegni o fotografie. I colori accesi e le figure indefinite caratterizzano i tratti della psichedelia (penso a 13th Floor Elevators, Iron Butterfly, Cream), la fantasia dei disegni e gli scenari immaginari quelli del genere progressive (Genesis, King Crimson), lo studio grafico Hipgnosis per i dischi dei Pink Floyd, lo studio Neon Park per la discografia dei Little Feat. Gli album, in quegli anni, erano un capolavoro della musica custodito a sua volta in un capolavoro visivo

stralcio da un’intervista di Luca Beatrice

Informazioni aggiuntive

Dimensioni 200 × 130 cm

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