Descrizione
C’è un’idea di fondo grandiosa e monumentale nelle tele dell’artista Maria Conserva, qualcosa di più grande e che il quadro trattiene a stento. Una sua idea di corpo umano che non è quella realistica, di quel che tutti possiamo vedere, ma è proprio quello che invece l’artista vede: corpi che manifestano negli arti allungati e nelle loro posture i dubbi della mente, le costrizioni o le liberazioni dell’ambiente, a seconda delle motivazioni e del potere che hanno dentro e che li fa muovere nel circostante. A differenza di molti artisti che amano infarcire di simboli le loro opere, in una superfetazione di intenti, nei quadri di Maria Conserva possiamo affermare che la sua stessa pittura sia densa di simboli nascosti bene tra una pennellata e una sfumatura di colore.
La sua visione è personale, e ben si ravvede anche nelle cose dipinte, quelle inanimate, che sono frutti e verdure dotati di una valenza alchemica, che affascina perché quello che sembra non è e questo aleggia sulle sue opere, in modo schietto, seppur difficile è arrivare a spiegarne il perché. C’è una amalgama felice appunto tra forma e colore che ci trasmette questo senso di mistero, di quel di più capace di rendere ogni soggetto un oggetto misterioso e dai poteri occulti che ci affascinano. C’è un senso arcaico che arriva da lontano nelle opere di Maria Conserva, qualcosa che ci dice che quello che ha visto e messo su tela era già lì, come una presenza ancestrale che può più di noi, fissa nel tempo ad osservarci e ad intervenire a piacimento. Qualche elemento, comunque amalgamato agli altri, potrebbe far pensare a un primitivismo di fondo, sempre però controllato perché volutamente inserito. E anche quando Conserva inserisce il titolo dell’opera scrivendolo dentro alla stessa, c’è magnificazione del senso del tutto e il lettering manuale è perfettamente inserito nella composizione ad aggravarne il senso drammatico.
Maria Conserva è pittrice dal gesto soffuso che sa cogliere la dimensione maggiore che tutti ci sovrasta anche quando raffigura le piccole cose semplici, vedendo oltre la forma e la funzione.
VITTORIO SGARBI





