Guttuso Renato

Guttuso Renato

Nasce a Bagheria nel 1911. Pittore e politico, inizia appena tredicenne a datare e firmare i propri quadri. Viaggia a Milano e in Europa. Nel suo espressionismo si affermano i motivi siciliani: limoneti, ulivo saraceno, Palinuro. Le sue opere, inviate alla I Quadriennale di Roma, confluiscono in una collettiva di sei pittori siciliani. Rifiutato ogni canone accademico, si inserisce nel movimento artistico e antifascista Corrente. Si trasferisce a Roma dove frequenta l’ambiente artistico romano di tendenza ‘antinovecentista, e si tiene anche in contatto col gruppo milanese di Treccani, Manzù, Sassu. 

Il dipinto che gli dà fama è la Crocifissione, opera accolta con polemiche dal clero e dal fascio per via della denuncia degli orrori della guerra. Il linguaggio pittorico diventa chiaro ed essenziale. Realizza Occupazione delle terre incolte di Sicilia, esposto alla Biennale di Venezia del 1950. Guttuso dedica la sua arte ai contadini siciliani che sono tanta parte della storia d’Italia.

Frequenta adolescente lo studio del futurista Pippo Rizzo e gli ambienti artistici siciliani. Si trasferisce a Palermo per il liceo e l’Università. Viaggia a Milano e in Europa. Nel suo espressionismo si affermano i motivi siciliani: limoneti, ulivo saraceno, Palinuro. Le sue opere, inviate alla I Quadriennale di Roma, confluiscono in una collettiva di sei pittori siciliani.
A Palermo apre uno studio in Corso Pisani e forma il Gruppo dei Quattro con la pittrice Lia Pasqualino e gli scultori Giovanni Barbera e Nino Franchina. Rifiutato ogni canone accademico, si inserisce nel movimento artistico e antifascista Corrente. Si sviluppa il suo impegno morale e politico e la sua arte sociale, con quadri come Fucilazione in campagna, dedicato a Garcia Lorca.

Si trasferisce a Roma dove, per l’esuberanza di vita, l’amico Mazzacurati lo soprannomina scherzosamente Sfrenato Guttuso; frequenta l’ambiente artistico romano di tendenza ‘antinovecentista’: Alberto Ziveri, Antonietta Raphael e Mario Mafai, Marino Mazzacurati, Pericle Fazzini, Corrado Cagli, Toti Scialoja, e si tiene anche in contatto col gruppo milanese di Treccani, Giacomo Manzù, Aligi Sassu. Stringe amicizia con Antonello Trombadori, giovane critico d’arte figlio del pittore Francesco Trombadori, e inizia un sodalizio intellettuale e politico che lo accompagnerà per tutta la vita.
Il dipinto che gli dà fama è la Crocifissione, opera accolta con polemiche dal clero e dal fascio per via della denuncia degli orrori della guerra, sottesa al soggetto sacro. Una collezione di disegni intitolata Massacri ritrae le repressioni naziste, come quello dedicato alle Fosse Ardeatine.
All’indomani della Liberazione, dipinge Pausa dal lavoro, china e acquerello, simbolo della rinascita di cui scriverà anche Pasolini. Il linguaggio pittorico diventa chiaro ed essenziale. Realizza Occupazione delle terre incolte di Sicilia, esposto alla Biennale di Venezia del 1950. Guttuso dedica la sua arte ai contadini “i cui volti – scrive – mi vengono continuamente davanti agli occhi qualunque cosa io faccia, contadini siciliani che sono tanta parte della storia d’Italia”. Alterna dipinti luminosi di Bagheria ai ritratti delle lotte contadine, gli zolfatari, i paesaggi di cactus e fichi d’india, ai ritratti di uomini di cultura.
Realizza il Dante di Guttuso (disegni colorati), i cui personaggi dell’Inferno vengono rivisitati come esemplari della storia del genere umano, e un ciclo di autobiografia, eccezionale per conoscere il Guttuso uomo-artista. La donna, importante nella sua vita privata, diviene protagonista anche nella pittura. Marta Marzotto è la sua musa ispiratrice e modella prediletta, nonché destinataria delle celebri Cartoline.
Disegna il drappellone del Palio di Siena (’71). Nel ’72 dipinge i funerali di Togliatti, opera-manifesto della pittura antifascista. Nel ‘76 e nel ’79 viene eletto al Senato per il Pci. Muore in isolamento, secondo Giulio Andreotti avvicinandosi alla fede cristiana di cui aveva condiviso i valori di pietà per gli oppressi, testimonianza però contrastata da amici intimi. Alla morte dona molte opere alla città natale. Il figlio adottivo, Fabio Carapezza Guttuso fonda gli Archivi Guttuso. La tomba è opera dello scultore Giacomo Manzù.

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